Personaggi: Massimo Troisi, un artista scomparso troppo presto

Massimo Troisi è stato uno dei più grandi rappresentanti della vis artistica che la città di Napoli ha generato nell’ultimo secolo, accanto a mostri sacri come Eduardo De Filippo e Totò, ma solo per parlar di recitazione. Perché Napoli ha anche la musica nell’anima: Renato Carosone, Roberto Murolo, Mario Merola, Massimo Ranieri, Edoardo Bennato, Teresa De Sio, Nino D’Angelo, Gigi D’Alessio fino ad arrivare all’immenso Pino Daniele (non a caso grande amico di Troisi), autore di colonne sonore indimenticabili, tutti interpreti delle melodie di una città difficile e aperta, quanto complicata, ma sempre dal cuore vivo e pulsante.

Pulcinella-Troisi

Massimo Troisi nasce a San Giorgio a Cremano, in provincia di Napoli, il 19 febbraio 1953. Il padre Alfredo è un ferroviere, la madre Elena Andinolfi casalinga. Massimo è l’ultimogenito di sei figli, due fratelli, Vincenzo e Luigi e tre sorelle, Rosaria, Patrizia e Annamaria. Sin da bambino ebbe problemi di salute, al cuore, una patologia che lo condizionò per tutta la vita e lo destinò infine alla sua prematura scomparsa.

La sua passione per la recitazione e la poesia lo portò a debuttare a 15 anni sul palcoscenico, accanto a quello che sarebbe diventato uno dei suoi più grandi amici e compagni d’avventura artistica, Lello Arena. Massimo era timido, impacciato, così come spesso appare nei ruoli interpretati, ma sul palco la sua timidezza scompariva lasciando spazio all’artista che era in lui di palesarsi e donarsi al pubblico. Pulcinella, la tradizionale maschera del teatro napoletano, fu uno dei personaggi più amati e interpretati dal giovane Massimo. Pier Paolo Pasolini il suo autore preferito.

Nel 1976, dopo essere tornato dagli Stati Uniti per un’operazione al cuore, Massimo Troisi e gli amici Lello Arena ed Enzo Decaro formano il gruppo teatrale I Saraceni.

Giancarlo Magalli li chiama per partecipare al varietà televisivo Non Stop (1977), rampa di lancio di giovani talenti della comicità, in cui non potevano mancare questi giovani emergenti partenopei; viene loro suggerito di cambiare nome, e il trio diventa La Smorfia. Successivamente con i loro sketch irresistibili partecipano anche al varietà La sberla (1978) e a Luna Park (1979). Lo spettacolo teatrale Così è (se vi piace) registra il tutto esaurito ovunque. Sorprendendo tutti, visto il loro successo, La Smorfia si scioglie nel 1979.Smorfia-esordi

Massimo Troisi si dedica alla carriera cinematografica, l’amico di sempre Lello Arena spesso appare nei suoi film, mentre con Enzo Decaro il distacco è più marcato.


I FILM

Ricomincio da tre-Troisi-Arena
La celebre scena in cui Gaetano spiega a Lello che ricomincia da “tre”

Nel 1981 arriva il debutto cinematografico con la pellicola Ricomincio da tre, di cui è autore, sceneggiatore, regista e attore protagonista. I monologhi e alcuni dialoghi di Troisi sono entrati nella storia del cinema italiano. La pellicola, costata 400 milioni, incassò quasi 15 miliardi di lire, un grandissimo successo e si classificò come film più visto della stagione cinematografica. Massimo interpreta Gaetano, giovane e indolente napoletano. che per sfuggire alla noia decide di trasferirsi a Firenze da una zia. Vicissitudini tragicomiche lo porteranno a scoprire e trovare l’amore (Fiorenza Marchegiani). Da segnalare in ruolo secondari  Marco Messeri, che interpreta un malato mentale, e Michele Mirabella, aspirante suicida, che dà un passaggio a Gaetano in auto. Renato Scarpa è Robertino, il ragazzone complessato oppresso dalla madre invadente. Lello Arena è Lello, il grande amico di Gaetano.

Morto_troisi_viva_troisi_

Massimo Troisi “defunto” per fiction

Morto Troisi, viva Troisi! (regia e interpretazione) è un mediometraggio di 50 minuti che l’artista napoletano realizza per la televisione nel 1982. Praticamente viene montato un falso reportage sulla morte di Troisi stesso, in cui vengono raccolte le testimonianze di molti personaggi famosi e amici che parlano dell’attore e regista, immortalato sul letto di morte durante la veglia funebre.


Sempre nel 1982 Troisi partecipa, nei panni di se stesso, nel film che vede come protagonista Lello Arena, nei panni di un giornalista che indaga su un maniaco che vuole sabotare un festival dedicato alla Nuova Napoli, la pellicola è No grazie, il caffè mi rende nervoso.


Nel 1983 Massimo Troisi torna al cinema come attore e regista con Scusate il ritardo. Nel film interpreta Vincenzo, giovane disoccupato, senza stimoli, senza interessi, senza interessi particolari che diano un senso alla sua vita. Ritrova Anna (Giuliana De Sio) durante un funerale, ex compagna di scuola della sorella. Tra i due nasce l’amore, inizialmente più profondo da parte di lei. A causa dell’indolenza di lui, Anna decide di lasciarlo e tornare a Perugia, dove viveva prima di conoscerlo. Lui capirà lo sbaglio e torneranno insieme, senza tuttavia mutare i suoi comportamenti un po’ indisponenti. Spettacolare la scena della radiolina che annuncia i risultati di calcio del Napoli, a cui dedica più attenzione che alle parole sul loro rapporto della fidanzata, mentre sono a letto (vedi video sotto).


Nel film di Renzo Arbore “FF.SS.” – Cioè: “…che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?” (1983), Massimo Troisi appare, come molti altri artisti, in un cameo.


Nel 1984 Massimo e l’amico Benigni realizzano un film insieme, anche come registi. Non ci resta che piangere racconta le vicende tragicomiche dei due protagonisti, l’insegnante Saverio (Roberto Benigni) e il bidello Mario (Massimo Troisi), che si trovano incredibilmente catapultati nel passato, sul finir del medioevo, con tutte le possibili implicazioni, battute ed situazioni divertenti e imbarazzanti che due fenomeni della risata del genere possano offrire. Incontrano persino Leonardo Da Vinci (Paolo Bonacelli).  Spassosa la scena della canzone intonata ad una gentil donzella, da parte di Mario, che le dedica un brano dei Beatles spacciandolo per suo. Nonostante la critica non fosse stata molto benevola, il film ebbe un grande successo di pubblico.

Non_ci_resta_che_piangere_Massimo_Troisi_Amanda_Sandrelli_foto_dal_film_1_mid
Amanda Sandrelli e Massimo Troisi in una scena

Le vie del Signore sono finite (1987) è il film di Massimo Troisi che personalmente ho amato maggiormente e mi sia restato più degli altri nella memoria. La storia si svolge nell’immaginario paese campano di Acquasalubre e Troisi interpreta Camillo Pianese, giovane affetto da una malattia psicosomatica, che lo costringe sulla sedia a rotelle pur non avendo lesioni di alcun tipo. Il suo male è la fine della sua storia d’amore con Vittoria (Jo Champa), un’affascinante francese che vive in Italia. Leone (Marco Messeri), il fratello, dedica la sua vita ad assistere Camillo e ad aiutare il padre (Enzo Cannavale) a gestire il negozio da barbiere del paese. Camillo si dedica alla realizzazione di prodotti miracolosi contro la calvizie e i dolori, che cerca di brevettare. Quando sembra rinnovarsi l’interesse di Vittoria per lui, Camillo torna a camminare, nascondendolo però al suo amico Orlando (Massimo Bonetti), realmente paralizzato, per non dargli dolore. Finisce anche in prigione per una battuta sul duce, ma se la caverà. Un film ricco di spunti, che colpisce molto per la quantità dei sentimenti, di quanto essi possono influire sullo stato psicofisico delle persone, un film sull’amore, sulla sofferenza, e anche sul fascismo.

Le vie del Signore sono finite-scena
Jo Champa e Massimo Troisi in una scena del film
Camillo, dopo essere stato mandato via dal gerarca dell’ufficio brevetti a Roma: “Uno sta a inventare una medicina contro la caduta dei capelli e contro il dolore in un paese dove uno senza capelli dice che la via della salvezza è il dolore.”

Sempre nel 1987 Massimo è interprete, non protagonista, di una pellicola a respiro internazionale, per la regia di Cinzia Th Torrini, Hotel Colonial, un ruolo un po’ al di fuori dalle sue corde, in un film d’azione a metà tra il thriller e l’avventura, ambientato in Colombia.

Hotelcolonial-Apertura
Massimo Troisi nel ruolo del barcaiolo Werner, un italiano emigrato in Colombia, in Hotel Colonial

 

Splendor
Marcello Mastroianni (Jordan) e Massimo Troisi (Luigi) in una scena di Splendor

Negli anni successivi Massimo Troisi si dedica solo alla recitazione, diretto da uno dei mostri sacri del cinema italiano, Ettore Scola. Nel 1989 è accanto a Marcello Mastroianni nel film Splendor, che venne anche presentato al Festival di Cannes. Una pellicola romantica dedicata al fascino dei vecchi cinema di paese dei bei tempi andati, Marcello Mastroianni è il gestore di un cinematografo che sta per chiudere, gli affari vanno male. Troisi è il proiezionista.


Sempre nel 1989, sempre con Scola regista e con Mastroianni, stavolta nel ruolo di suo padre, Troisi (Michele) è sul set di Che orà è?  Il film narra le difficoltà di un padre separato a ricongiungersi con il figlio, che vive una vita molto diversa dalle aspettative paterne. Litigi, incomprensioni, riavvicinamenti tra i due sono il leitmotiv della vicenda, fino alla rottura e alla rivelazione dei motivi della separazione dei genitori. Alla fine, dopo aver abbandonato il padre alla stazione, Michele lo raggiunge sul treno e ritrovano serenità.

Che_ora_è
Massimo Troisi (nel ruolo di Michele) e Marcello Mastroianni in una scena del film

Nel 1990 Massimo Troisi conclude la sua personale trilogia diretto da Ettore Scola con la commedia in costume Il viaggio di Capitan Fracassa, tratto dal soggetto di Théophile Gautier. E’ la storia di un giovane barone senza un soldo (Vincent Pérez), che nella prima metà del XVII secolo, in Francia, si aggrega ad una compagnia di attori girovaghi per raggiungere un ricco zio. Della compagnia fa parte anche Pulcinella (Troisi), che in questa pellicola ha l’opportunità di tornare a vestire i panni sul grande schermo di uno dei suoi personaggi preferiti. Pulcinella si prende cura del giovane dopo aver avuto un buon fondo di denaro dall’anziano servitore del barone (Ciccio Ingrassia). Il giovane nobile decaduto non troverà la ricchezza e perderà anche l’amore trovato; si dovrà accontentare di rimanere a fare l’attore nella compagnia teatrale, ormai la sua famiglia.

Il viaggio di Capitan Fracassa-Frame
Massimo Troisi in una scena del film Il viaggio di Capitan Fracassa

Nel 1991 Massimo Troisi torna dietro alla macchina da presa nella direzione di Pensavo fosse amore… invece era un calesse, in cui interpreta Tommaso, in procinto di sposarsi con la gelosissima Cecilia (Francesca Neri). Lei, credendo in un tradimento, inesistente, di Tommaso, lo lascia e sparisce, dopo una scenata in un negozio di bomboniere. Dopo diverso tempo  Tommaso riesce a scoprire che Cecilia vive accanto ad un avventuriero, Enea (uno scoppiettante Marco Messeri), più grande di lei. Tommaso riesce a riconquistarla e si organizzano le nozze, ma lui non si presenta ma le dà un appuntamento in un bar, i due con gli abiti da sposi convengono che il matrimonio non fa per loro, ma rimangono insieme. Anche in questa pellicola le difficoltà del rapporto di coppia emergono nella visione di Troisi. Non è semplice trovare la persona giusta, e soprattutto è difficile gestire il rapporto con la persona amata. Spesso si rende necessario un compromesso o qualche rinuncia. Massimo Troisi, con la parlata dei suoi personaggi, con le difficoltà nell’esprimere i sentimenti e la sua goffaggine, ma condita da una simpatia inarrivabile, è esponente unico nel tema in molti dei suoi film.

Schermata 2019-01-03 alle 13.07.12
Massimo Troisi e Francesca Neri nella scena finale al bar

Nel 1993, nonostante le condizioni di salute non fossero ottimali (avrebbe dovuto sottoporsi ad un nuovo intervento al cuore), Troisi iniziò le riprese del film Il postino (1994), tratto dal romanzo di Antonio Skármeta Il postino di Neruda (Ardiente paciencia, in originale), ma alquanto poco fedele sullo schermo. Massimo Troisi interpreta il ruolo di Mario Ruoppolo, un giovane disoccupato e analfabeta (come la maggior parte della popolazione della piccola isola del sud Italia). L’arrivo del poeta cileno esiliato Pablo Neruda (Philippe Noiret), siamo nel 1952, permette a Mario di trovare un’occupazione come postino per consegnare le numerose lettere che il poeta riceve.  Piano piano tra i due nasce un’amicizia, Mario è affascinato dalle poesie e quando si innamora di Beatrice (un’esuberante Maria Grazia Cucinotta), chiede consiglio al maturo amico sulle strategie di seduzione per conquistare l’amata, sfruttando anche i componimenti del poeta. Mario  infine conquista e sposa Beatrice, mentre Neruda torna in Cile. Dopo cinque anni il poeta torna sull’isola, incontra Beatrice con il figlio Pablito, ma Mario è morto, ucciso in una manifestazione, Neruda ascolta il nastro che Mario aveva registrato con i suoni dell’isola. Massimo Troisi morì poco dopo la fine delle riprese, il suo cuore non resse alla fatica del set, tanto da farsi sostituire da una controfigura in alcune scene più faticose. Il film uscì postumo nelle sale il 22 settembre, dopo esser stato presentato al Festival di Venezia. Fu un grande successo, si aggiudicò anche il premio Oscar per la colonna sonora di Luis Bacalov ed ebbe  numerose altre candidature. La regia fu affidata a Michael Radford, anche Troisi partecipò alla direzione, ma non venne accreditato. La morte di Massimo Troisi, il cui cuore affaticato non diede scampo, avvenuta il 4 giugno del 1994, commosse il pubblico e gettò nello sconforto i tanti ammiratori dell’attore e regista, soprattutto a Napoli. Sono passati quasi 25 anni dalla sua scomparsa, ma l’affetto del pubblico che tanto lo ha amato in vita è rimasto vivo nel ricordo.

il postino-troisi-noiret2
Mario (Massimo Troisi) mostra una poesia a Pablo Neruda (Philippe Noiret) in una scena

FILMOGRAFIA

  • Ricomincio da tre, regia di Massimo Troisi (1981)
  • Morto Troisi, viva Troisi!, regia di Massimo Troisi (1982) – film TV
  • No grazie, il caffè mi rende nervoso, regia di Lodovico Gasparini (1982)
  • Scusate il ritardo, regia di Massimo Troisi (1983)
  • “FF.SS.” – Cioè: “…che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?”, regia di Renzo Arbore (1983)
  • Non ci resta che piangere, regia di Massimo Troisi e Roberto Benigni (1984)
  • Hotel Colonial, regia di Cinzia TH Torrini (1987)
  • Le vie del Signore sono finite, regia di Massimo Troisi (1987)
  • Splendor, regia di Ettore Scola (1989)
  • Che ora è?, regia di Ettore Scola (1989)
  • Il viaggio di Capitan Fracassa, regia di Ettore Scola (1990)
  • Pensavo fosse amore… invece era un calesse, regia di Massimo Troisi (1991)
  • Il postino, regia di Michael Radford e Massimo Troisi (1994)

CURIOSITA’

  • Marco Messeri ha lavorato in ben 5 film con Massimo Troisi. In Ricomincio da tre è l’automobilista pazzo che dà un passaggio a Gaetano, e si vuole suicidare con l’auto. Il ruolo più importante l’ha avuto in Le vie del Signore sono finite, nel ruolo del fratello di Camillo, Leone.
  • Nel 1977 Massimo Troisi intraprese una relazione artistica e sentimentale con la scrittrice e sceneggiatrice Anna Pavignano. La loro relazione durò dieci anni, ma il sodalizio professionale continuò per tutto il percorso artistico di Troisi.
  • Una delle caratteristiche della recitazione di Troisi, in particolare nel primo periodo, era la sua gestualità, che riempiva le sue frasi sincopate, quasi sempre recitate in dialetto napoletano, che talvolta spiazzavano l’ascoltatore con poca dimestichezza con la lingua partenopea.
  • Il Postino fu campione d’incasso negli Stati Uniti dove raggranellò 20.9 milioni $ portando la popolarità di Masimo Troisi a livello internazionale.
  • La spiaggia dove Mario passeggiava con Neruda è la Spiaggia di Pozzo Vecchio a Procida, rinominata poi anche spiaggia del Postino, vedi foto sotto.
    spiaggia pozzo vecchio
    (c) Foto Donato Milione

    Fonte Immagini riprodotte: photoframe da film, Wikipedia, Donato Milione)

Annunci

I commenti sono chiusi.

Creato su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: