La mia “vuelta” della Spagna

Premessa: se non amate guidare a lungo, non fate questo viaggio; se in ferie volete solo riposare, non fate questo viaggio; se camminare vi dà noia, non fate questo viaggio; se siete un po’ fighetti, non fate questo tipo di viaggio. I pochi rimasti, dopo questo avviso ai vacanzieri, possono continuare la lettura.Passiamo al lato positivo: facendo questo viaggio non si ingrassa, nonostante la birra, i piatti di paella, pesce e tapas divorati; si visitano numerosi luoghi, monumenti, musei; si incrociano usi e costumi delle varie regioni; si provano diversi cibi locali; si vive più intensamente la vacanza. Il viaggio, ha avuto la durata 18 giorni , da Milano, passando per la Camargue (cito solo i pernottamenti), Figueres, Valencia, Almerìa, Madrid, Nîmes, Milano.

Giorno numero 1. Partenza il 9 agosto, giovedì, direzione un paesino della Camargue, in Provenza (Francia), dove abbiamo prenotato un B&B, 628 km. di strada da percorrere. Partenza programmata ore 7.00, partenza reale: ore 6.00. Una cosa che non riesco a comprendere è la mia totale incapacità di rilassarmi la notte prima di un viaggio, manco fosse la notte prima degli esami. Alle 4.30 ero già sveglio e la mia consorte (santa donna) viene destata alle 5.00, caffè veloce, carico dei bagagli in auto e pronti per la partenza. Qui vorrei aprire una parentesi e porre una domanda: come fanno certe persone a partire per le ferie con un trolley e basta? Bagaglio per due persone nel nostro caso: valigia grande piena all’inverosimile (circa 40kg.), trolley grande contenente anche pc portatile; fotocamera, obbiettivo e cavalletto (mai usato, ma volevi non portarlo?), borsone con scarpe, frigo portatile con attacco elettrico ad accendisigari (rivelatosi ingombrante ma utilissimo, con acqua sempre fresca in abbondanza), ombrellone, tenda da spiaggia, pinne e maschera, seggiola per il sottoscritto, che al mare non ama stare steso sull’asciugamano.

Si parte, direzione Genova e poi Costa Azzurra. Un paio di soste in autogrill per sgranchirsi le gambe; poi dalle parti di Marsiglia finiamo sotto un diluvio pazzesco, un’ora di secchiate d’acqua che cadono sull’autostrada riducendo la visibilità a pochi metri. Giunti a Saint-Laurent-d’Aigouze, manco a dirlo in anticipo sui tempi , andiamo a

Saint-Laurent-d'Agouize
La piazza principale di Saint-Laurent-d’Aigouze, con la chiesa dedicata al santo che dà il nome al villaggio

visitare il centro di questo sperduto paesino nel cuore della Camargue, quando ormai, per fortuna, la pioggia ha smesso di cadere. Ci stupisce che in un così piccolo paese ci sia addirittura una Plaza de Toros: nel sud della Francia si pratica la corrida ma, ci hanno riferito, è una forma di spettacolo che non porta né a ferire né a uccidere il toro. Sistemato il bagaglio e riposatici un po’ passiamo il pomeriggio e la serata in un posto splendido dalla storia importante: Aigues-Mortes, un’antica città medievale fortificata dal fascino indiscutibile, tra saline, paludi e le bocche del Rodano, luogo di nascita di San Luigi. Passeggiare per la cittadella, praticamente tutta zona pedonale, cenare in un ristorantino, con menù a base di pesce e molluschi, è stata un’esperienza molto gradevole, un punto di passaggio divenuto a sorpresa una visita graditissima e sorprendente. Le mura, la Tour de Constance e la chiesa di Notre-Dame-des-Sablons meritano una visita, così come la Porte de la Gardette, ingresso principale al centro. Suggerisco però di lasciare l’auto nel grande parcheggio all’entrata opposta della Porte de la Gardette, a pagamento, ma con gradita sorpresa: tornando all’auto dopo le 20.30 il parcheggio era chiuso e si usciva senza pagare, piccole soddisfazioni…

Aigues Mortes
L’entrata ad Aigues-Mortes dalla Porte des Moulins con le splendide mura (Foto Donato Milione)

Giorno numero 2, venerdì 10 agosto. Dopo aver fatto colazione decidiamo di percorrere i 240 km. che ci separano dalla nostra prossima meta, non imboccando l’autostrada, ma percorrendo le strade statali (peraltro spesso a due corsie e a veloce percorrenza), per poter ammirare con più calma il paesaggio, d’altronde siamo o non siamo in vacanza? Giunti verso il confine con la Spagna osserviamo da lontano l’ingorgo in autostrada, con un pizzico di soddisfazione per la nostra scelta alternativa. Intorno alle 13.30 entriamo in Figueres, tappa di giornata, e ci dirigiamo verso l’hotel prenotato per una notte, a 100 metri dal Museo Dalì, obbiettivo principale della nostra tappa nella cittadina catalana. In questi primi giorni abbiamo optato, per quanto riguarda l’aspetto alimentazione, per una sostanziosa colazione, pranzo a spizzichi e bocconi e cena al ristorante, con calma, alla ricerca dei gusti locali e del meritato riposo giornaliero. La coda per l’ingresso al Teatro Museo Dalì è importante, ma non esagerata, suddivisa per orari fissi, per cui conviene, dopo aver fatto il biglietto (solitamente per circa un’ora e mezza dopo), di prendersela con calma e mettersi in fila di nuovo poco prima dell’orario contrassegnato sul ticket. L’impressione appena entrati è una sola: stupore! Il museo Dalì ti incanta, ti affascina, ti coinvolge e ti travolge, è un amore a prima vista, appena vieni a contatto con il mondo del grande artista spagnolo (o catalano). Si entra e non si vorrebbe più uscire, ogni ambiente è affascinante, onirico, surreale, intrigante e ti penetra, ti coinvolge e  ti rimane nel cuore. Dipinti, sculture, disegni, installazioni, oggetti, e l’architettura dei grandi e piccoli spazi, sono indimenticabili. La mostra dei gioielli creati da Salvador Dalì si trova in una sede esterna dietro l’angolo (mostra inclusa nel biglietto, €14.00 ben spesi). Da visitare anche la Iglesia de San Pere, praticamente di fronte al museo.

Figueres, il Teatro Museo Dalì
Il Teatro Museo Dalì visto dall’esterno, a Figueres (Foto Donato Milione)

Giorni numeri 3 e 4. Sabato e domenica 11/12 agosto. Partenza per Valencia (480 km. di trasferimento), si arriva in città dopo aver percorso l’autostrada che attraversa praticamente tutta la Catalogna. Molti cavalcavia dell’autopista (così si chiamano le autostrade in Spagna) sono presidiati da militanti indipendentisti catalani che chiedono libertà per i loro leader agli arresti con striscioni e bandiere giallorosse. Arriviamo nel capoluogo della Comunidad Valenciana, una delle città che più si è ammodernata negli ultimi decenni in Spagna. Fiore all’occhiello della città (circa 800,000 abitanti) è la Città della scienza e della cultura, la Ciutat de les Arts i les Ciènces e Oceanografico, un complesso modernissimo, progettato dagli architetti Santiago Calatrava e Felix Candela, punto d’attrazione irrinunciabile per i turisti. Il capoluogo non è solo modernità: giardini splendidi e ampi parchi, piste ciclabili praticamente in ogni strada, permettono a Valencia di essere una città vivibile e a misura d’uomo. Valencia è anche arte e storia, e il centro della città è un luogo splendido, in cui passeggiare ammirando opere d’architettura molto interessanti. Importante la Iglesia de San Nicolas, la Cattedrale, la Torre di Santa Catalina, il Museo della Ceramica, il Mercado Central. Per gli amanti dello shopping estremo una visita al grande magazzino El Cort Inglés va messa in taccuino. Due giorni sono stati pochi per vedere tutto quello che avremmo voluto, ma ci siamo impegnati, con oltre 25 km. percorsi a piedi in meno di 48 ore…

Valencia
Valencia. Ciutat de les Arts i les Ciències (Foto Donato Milione)

Giorni dal 5 all’11. Da lunedì 13 a domenica 19 agosto, Almerìa. Dopo abbondante colazione si parte per la meta più lontana del nostro viaggio: Almerìa, nel profondo sud della Spagna, ad una latitudine pari a quella di Algeri. Il territorio circostante lungo l’autostrada (gratuita in quanto statale) comincia a cambiare sensibilmente e l’aspetto si fa più brullo e secco. Percorriamo i 429 km. di strada guardandoci attorno con curiosità, in particolare osserviamo le innumerevoli serre che fiancheggiamo lungo l’ultimo tratto. Queste serre sono solo la punta dell’iceberg, in quanto ad ovest della città si estende un territorio vastissimo ricoperto da serre (visibile anche dallo spazio, vedi mappa sotto), una produzione ad altissimo rendimento, con tutti i pro e i contro del caso (per approfondimenti potete scaricare questo libro dedicato a questo sfruttamento agricolo andaluso http://www.publicacionescajamar.es/pdf/series-tematicas/economia/los-invernaderos-de-almeria-analisis.pdf).

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In bianco le serre viste dal satellite (Google Maps)

Almerìa ci appare subito come una città vivace, colorata, allegra. Trovato con qualche difficoltà l’hotel prenotato in un dedalo di viuzze a senso unico, ci piazziamo e parcheggiamo l’auto in un garage sotterraneo poco distante. Ubicati in pieno centro abbiamo suddiviso le giornate trascorrendo alcune mattinate al mare, siamo stati a Cabo de Gata, alla Playa del Toyo, alla Playa de Monsul (la più bella) e sulla spiaggia di Almerìa. Nel pomeriggio, dopo un riposino, visita ai monumenti della città. Da non perdere la Catedral de la Encarnación (ingresso con audioguida in varie lingue a € 6,00 e l’Alcazaba (ingresso gratuito), l’antica cittadella araba nella parte alta, da cui si gode di una vista pazzesca su tutta la città. Molto interessante anche il Museo Archeologico e il Museo di Doña Paquita, un piccolo gioiello d’arte pittorica nel cuore della città (entrambi con ingresso gratuito). Mangiare ad Almerìa è stato un piacere, non c’era che l’imbarazzo della scelta del locale in cui gustare piatti della tradizione, dalla paella, al pesce e molluschi (ho mangiato qui le migliori cozze della mia vita), alle immancabili tapas che qui offrono abbondanti accanto alla birra, senza costo aggiuntivo oltre alla bevanda. Negli ultimi due giorni di permanenza abbiamo avuto la fortuna trovarci nel mezzo della Feria de Almerìa, la festa della città, che per una decina di giorni sconvolge completamente residenti e turisti con iniziative, bancarelle, spettacoli, concerti, chiringuitos, sfilate storiche (dalle moto antiche, alle Seat 600 dalle carrozze e cavalli ai cabezones, pupazzi alti 5 metri). Una città in festa, da cui, sin dalla mattina è ben difficile sottrarsi e non rimanere coinvolti. Donne, uomini e bambini vestiti con costumi tradizionali, cerveza (birra) a volontà con le immancabili tapas: ci siamo coinvolgere e proprio divertiti. Alla sera tutta la “Feria” si sposta al Recinto Ferial, uno spazio molto importante accanto allo stadioche offre stand, ristoranti, zona concerti, luna park e divertimento per tutti fino all’alba.

Il deserto di Tabernas. Un giorno della nostra permanenza ad Almerìa è stato dedicato ad una visita al Desierto de Tabernas, la scelta di questa meta è stata pianificata dopo che, grazie a questo blog e alle mie ricerche per la realizzazione dell’articolo dedicato a Sergio Leone, sono rimasto affascinato da questo luogo così… western, location di molti film del grande regista italiano, e non solo. Qui il paesaggio è magia, immaginazione e poesia. Per il sottoscritto, cresciuto a fumetti di Tex, film western e pellerossa, guardarmi attorno, in questo luogo, mi dava la sensazione di ritrovarmi dentro un film, magari accanto a Terence Hill e Bud Spencer nei film di Trinità o a Clint Eastwood col sigaro in bocca. Un’emozione! (non oso pensare cosa potrebbe succedermi nella Monument Valley). Attorno al deserto di Tabernas sorgono diversi parchi tematici, che hanno sfruttato questo set cinematografico. Abbiamo scelto il parco Oasys – Mini Hollywood per rivivere la nostra epopea western. All’entrata del parco ci si fionda in una vera e propria cittadina del Far West ricostruita nei dettagli. Non manca nulla, dal Saloon (aperto e con tanto di spettacolo con balletto di Can Can), ufficio dello sceriffo, chiesa, maniscalco, stalle, becchino, emporio, barbiere, stazione ferroviaria, recinti con cavalli, ristorante… Da visitare il museo del cinema e quello delle carrozze. Qui hanno girato diversi film di Sergio Leone e non solo, in seguito il posto è stato trasformato in attrazione. Il parco contiene anche un giardino botanico, una importante riserva faunistica e una piscina. 

Giorni dal 12 al 16. Destinazione Madrid. Si parte lunedì 20 alle 6,00 della mattina, 544 km. di percorrenza per raggiungere la capitale spagnola; si viaggia verso il cuore della Spagna dopo aver praticamente costeggiato, finora, tutta la costa est della penisola iberica. Anche qui l’autostrada è gratuita, il traffico scarso, comincia ad aumentare con l’avvicinarsi alla metropoli. Inizia una periferica zona industriale che sembra non finire mai, e circa alle 13,30 giungiamo a destinazione presso l’appartamento affittato nel quartiere Hortaleza, un po’ fuori mano, ma con vicino la metropolitana (linea 4) che in 20 minuti ti porta nel cuore di Madrid. Scaricati i bagagli e parcheggiata l’auto, seppur non troppo riposati dopo il viaggio, non sprechiamo tempo e sfruttiamo il pomeriggio per prendere confidenza con la città. Dopo aver acquistato la tessera per i mezzi pubblici (non esistono singoli biglietti ma solo tessere da caricare) prendiamo la metro destinazione Parque de El Retiro (vedi immagine di apertura, Foto Donato Milione), un polmone verde nel cuore di Madrid, esaltato dallo splendido laghetto, sul quale è possibile fare una romantica gita in barca, sotto lo sguardo imperioso del monumento ad Alfonso XII, che sovrasta il bacino. 125 ettari di estensione e 15.000 alberi danno sollievo al caldo pomeriggio. Usciti dal parco (il Palacio de Velazquez e il Palacio de Cristal, all’interno del parco, li visiteremo nei giorni successivi), la destinazione, rigorosamente a piedi è Plaza Mayor, il cuore pulsante di Madrid. 129 metri di lunghezza per 94 di larghezza, la piazza è circondata da portici, 237 finestre si affacciano dai tre piani delle case che cingono la Plaza Mayor, al centro domina la scena la statua equestre di Filippo III.

Il mattino successivo, dopo aver percorso la Gran Via e aver visitato la Plaza de España, sovrastata dalle statue di Don Chisciotte e Sancho Panza, personaggi mitici di Cervantes, arriviamo ai Jardines de Sabatini, giardino monumentale dietro al Palazzo Reale. Non avendo tempo per visitare tutto il desiderato, abbiamo optato per il Palacio Real, il palazzo reale dei sovrani di Spagna.  Una coda di un’ora sotto il sole di mezzogiorno è stato il prezzo (oltre al biglietto), pagato volentieri, per visitare questa residenza delle meraviglie. Il palazzo è veramente splendido e la visita è stata molto soddisfacente. Di fronte al Palacio Real si staglia imperiosa la facciata della Catedral de Santa María la Real de la Almudena, all’apparenza chiusa. L’entrata per i turisti si trova più avanti, sulla Calle de Bailén, ingresso a offerta. Oltre alla cattedrale è possibile anche accedere alla Cripta Neorrománica della cattedrale, con entrata in Calle Mayor: conserva le tombe di cittadini e famiglie illustri, attorniate da colonnati importanti. Altre visite che abbiamo potuto effettuare sono state al Museo Naval, cha accompagna il visitatore a ripercorrere la storia gloriosa della Marina Spagnola. Il tempo tiranno ci ha impedito di visitare i musei del Prado e della Reina Sofia, già in taccuino per la prossima visita a Madrid. Accanto al Prado abbiamo però avuto tempo di soffermarci alla chiesa di San Jerónimo el Real, una tra le più interessanti della capitale.

Durante il soggiorno a Madrid ci siamo concessi due incursioni in due città molto legate alla storia della Spagna: Toledo e Aranjuez. Toledo dista circa un’ora di strada da Madrid (perlomeno dalla nostra base di partenza). Abbiamo optato per lasciare l’auto nella parte nuova della città dove c’è un grande parcheggio gratuito, dal quale si può vedere la città vecchia sulla collina. Per arrivare nel centro si passa davanti ad uno scavo archeologico dove si sta portando alla luce un’antico circo d’epoca romana di notevoli dimensioni (accessibile gratuitamente). Arrivati alla base della rocca sulla quale si staglia la Toledo

Toledo
Vista mozzafiato del centro di Toledo (Foto Donato Milione)

antica veniamo felicemente accolti da una serie di scale mobili che ci portano lassù senza fatica. Toledo è incantevole, ma piuttosto impegnativa da visitare in una giornata. Da non perdere la Catedral de Santa María de Toledo, il Monastero de San Juan de los Reyes, le sinagoghe di Santa María la Blanca e de El Transito, e l’Alcazar (fortezza del XVI secolo ora museo militare).

Aranjuez, dove vive un nostro amico italiano,  è una cittadina a circa 50 km. a sud di Madrid, nota principalmente per il Palacio Real (un secondo Palazzo Reale), utilizzato dai sovrani di Spagna per fuggire dal caos e dallo stress della capitale. Accanto al palazzo sono stati realizzati degli splendidi giardini: il Jardín del rey e il Parterre. Poco oltre si estende il vasto Jardín del Príncipe, un parco di 150 ettari con numerose tipologie di piante e animali in libertà (nella nostra visita abbiamo incrociato uno scoiattolo e passeggiato accanto a un pavone). Fontane e laghetti, e il fiume Tajo (Tago) che scorre accanto placidamente, completano un paesaggio, che regala pace e tranquillità ai fortunati visitatori.

Jardin del principe
Uno dei laghetti all’interno del Jardín del Príncipe (Foto Donato Milione)

Giorni 17 e 18, ritorno a casa. Sabato 25 mattina partiamo da Madrid, la vacanza è finita ed è ora di ritornare a casa, ma la strada è lunga. Come da sana (?) abitudine, partenza prima dell’alba. Alle 6,00 ci mettiamo in strada, meta Nîmes, in Francia. 1600 km abbondanti sono un po’ troppi da fare in una volta sola, così abbiamo spezzato in due parti il viaggio. La strada verso la Francia prevede il passaggio sulla Sierra, tutta in autostrada, verso Saragozza (Zaragoza), la temperatura scende fino a 10° e si passano i 1000 metri di altitudine. La strada, appena inizia a far chiaro, ci offre un bel paesaggio, riusciamo ad intravedere anche degli animali selvatici come cerbiatti e volpi. Fino a Barcellona il viaggio fila via tranquillo, poi il traffico aumenta e si fa sempre più intenso avvicinandoci ai luoghi turistici della Costa Brava; Verso il confine con la Francia il traffico diventa coda, servirà molta pazienza per giungere a destinazione, arriviamo nell’hotel prenotato a Nîmes solo verso le 17,00 (alla partenza il navigatore dava una stima intorno alle 15,00), dopo ben 11 ore di viaggio per circa 1000 km di percorrenza.

Il mattino successivo partiamo verso le 8,00, dopo un’abbondante colazione, destinazione Italia. Contrariamente alle previsioni non c’è molto traffico, considerando che è l’ultima domenica di agosto; troviamo solo dei rallentamenti in Costa Azzurra, dove l’autostrada ha dei limiti di 90 km. orari in alcuni tratti. Passiamo il confine e ci avviciniamo a quella Genova ferita dalla tragedia del crollo del ponte Morandi, notizia che ci ha raggiunto e scosso anche ad Almerìa. Con la tristezza nel cuore passiamo anche noi su tutti quei numerosi cavalcavia che sorreggono l’autostrada in Liguria: a chiunque poteva accadere, anche se non sarebbe dovuto succedere. La mancanza di manutenzione è uno dei grossi problemi dell’Italia, in tutti i settori. Il nostro tragitto non comporta però il passaggio da Genova, si attraversa l’Appenino prima del capoluogo. Arriviamo a casa senza problemi e senza incontrare il temuto traffico, stavolta partire presto ha dato i suoi frutti. La vacanza è terminata. Il viaggio è stato impegnativo, dovessi rifarlo, cambierei giro, prima Madrid e poi la costa rendendo più dolce il ritorno.

TourSpainMap
Il percorso del nostro viaggio (Foto da Google Maps)

ALCUNE CURIOSITA’

  • Molte città della Catalogna hanno il nome il lingua catalana e il corrispettivo in castigliano, ad esempio Figueres in catalano Figueras in castigliano. Il catalano non è un dialetto,  è una lingua che si differenza dallo spagnolo ufficiale (o castigliano).
  • La regione del Rossiglione (in francese Roussillon; in catalano Rosselló) è un territorio situato lungo la costa mediterranea francese al confine con la Spagna, che si considera parte della Catalogna. Il capoluogo è Perpignan, in catalano Perpinyà.
  • Volte ordinare una birra in Spagna? Non ordinate una cerveza, ma una caña (piccola alla spina),  un tubo o un doble (una media), una pinta (da 0,5 litri a 0,55, dipende dai bar). Spesso al costo di una birra è legata una tapa (soprattutto in Andalusia) senza aggiunta di prezzo.
  • Perché in Spagna si pranza e si cena molto tardi? Oltre ad una abitudine innata c’è un fattore “astronomico”, se così si può definire, legato a questa consuetudine. La Spagna pur essendo sul meridiano di Greenwich utilizza il fuso orario dell’Europa centrale (Italia, Francia, Germania, Danimarca etc.).
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    Il meridiano di Greenwich che si incrocia lungo l’autopista Madrid-Saragozza

    Essendo situata più ad ovest in Spagna, l’alba arriva un’ora più tardi rispetto al fuso, portando tutte le attività vitali più avanti di un’ora in parallelo con la luce naturale. Ad agosto a Madrid alle 6,45 era ancora buio, ma il tramonto era molto più tardivo rispetto all’Italia, ad esempio. Questo scostamento è fonte di dibattiti da decenni nel paese iberico, ma al momento non sembra esserci alcuna iniziativa concreta in atto.

  • Jamón_en_jamonera_-_ZaragozaIl prosciutto crudo spagnolo Jamón ibérico, (con tutte le sue caratteristiche e tipologie a seconda delle carni e della stagionatura) è un’istituzione. Si taglia col coltello e viene posizionato su una jamonera (vedi foto Wikimedia a destra), un tagliere con supporto per poterlo tagliare al meglio. Non si mette in frigorifero.


Noi2
I protagonisti del viaggio, Donato e Roberta

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